Termopili


Livadia - Termopili, 80 km.29

Ubi maior, minor cessat. Nelle note, in corsivo, c'è la descrizione dei luoghi e della battaglia più famosa della seconda guerra persiana. Gli uomini veri la impareranno a memoria, le femminucce possono saltarla e proseguire la lettura.

Alla fine della battaglia gli Spartani morirono tutti, ma non senza avere inflitto gravi perdite ai Persiani, tra cui due fratelli di Serse: Abrocome ed Iperante.
Rimasero due iscrizioni, una per la lega degli alleati:
Qui, un giorno, 4000 uomini del Peloponneso ne impegnarono in battaglia 300 miriadi;
e una per gli Spartani:
O straniero, annuncia agli Spartani che qui noi giacciamo in ossequio alle loro leggi.

Sono commosso, è in questi momenti che il mio animo spartano viene fuori. Io sono siciliano, ma è evidente che discendo da qualche fuoriuscito spartano finito in qualche modo tra i colonizzatori calcidesi di Catania; e dire che in Norvegia, di fronte alle lunghe navi vichinghe, ero stato sicuro della mia ascendenza normanna. Virgilia corruga la fronte: per qualche motivo, non mi ritiene all’altezza dei miei avi.

- Su, andiamo a Maratona - esclamo con virile decisione.
Virgilia ricorruga la fronte, - Un’altra battaglia? - sussurra. - Si sa le donne... - Non potremmo continuare lungo la costa, che c’è il mare e l’autostrada, anziché le stradacce che abbiamo fatto fino adesso?
Ma sì, forse è il caso di vedere com’è il mare del golfo Euboico.

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[29] Livadia, 10 km, Cheronea, 50 km, Bralos, 20 km, Termopili.
A Livadia prendiamo la statale 3 in direzione Lamia. Dopo una decina di chilometri passiamo da Cheronea, teatro nel 338 a.C. della vittoria di Filippo il Macedone sui Greci, che segna la fine del periodo classico. La cosa mi infastidisce, proseguiamo. A Bralos c’è il bivio per le Termopili. Tutto questo sempre con il Parnaso sulla nostra sinistra (È da Delfi che sta lì). Le Termopili sono deludenti: la geografia è cambiata: d'accordo che il mare si è ritirato di chilometri e non limita più il passaggio dal suo lato, ma la montagna dall'altro lato dove sarebbe? Il monumento sta in un punto che ti fa pensare: sarà pure che da qui gli Spartani non facevano passare nessuno, ma perché i Persiani non passavano un po' più in là?

La battaglia delle Termopili

Dal nord, la via d’accesso alla Grecia, attraverso la Trachinia, è stretta e difficile e, in due punti lungo il fiume Fenice, ad Anthela e Alpeni, si restringe talmente da permettere il passaggio di un solo carro alla volta. Ad occidente si leva una montagna inaccessibile, protesa verso il monte Eta, mentre ad oriente della strada ci sono le paludi e il mare. La zona compresa tra questi due passaggi viene chiamata Termopili (porte calde), per la presenza di bagni caldi.30

Questo è il punto che il re spartano Leonida, discendente da Eracle e capo degli alleati peloponnesiaci decise di presidiare per ostacolare l’avanzata dell’armata persiana di Serse. Purtroppo ignorava l’esistenza di una strada parallela a quella costiera, invisibile dal basso, che correva tra il primo crinale della montagna ed un secondo crinale roccioso.

Serse pose il campo nella Malide, in territorio di Trachis con i suoi due milioni e mezzo di soldati e altrettanti servitori.31 (Ma Erodoto sapeva contare?).
I Greci invece erano 300 opliti di Sparta, 1000 di Tegea e Mantinea, 1120 Arcadi, 400 di Corinto, 200 di Fliunte, 80 di Micene, 700 Tespiesi e 400 Tebani.

Mentre i non Spartani, intimoriti dal numero dei nemici, discutevano sull’opportunità di ritirarsi, Serse mandò un osservatore a cavallo a spiare le mosse del nemico. Ma questi poté vedere soltanto gli Spartani (perché gli altri erano al di là del muro di guardia), e li vide intenti a far ginnastica e a pettinarsi; vide anche che erano molto pochi. L’osservatore tornò al campo e riferì, stupito, quello che aveva visto.

Serse chiese al fuoriuscito spartano Demarato la spiegazione di quel comportamento. Demarato rispose che quegli uomini si stavano preparando a contrastargli il passaggio e che era costume degli Spartani, i più valorosi tra i Greci, di curare le chiome prima di rischiare la vita in battaglia. L’imperatore non rimase del tutto convinto della risposta e lasciò passare quattro giorni, nella speranza che i Greci se ne andassero spontaneamente.

Il quinto giorno, seccato per l’impudenza dei Greci, mandò un contingente di Medi per catturarli, ma questo venne sconfitto con facilità in uno scontro durato tutta la giornata, durante il quale le truppe greche si alternarono ordinatamente.
Il giorno dopo Serse, ancor più contrariato, inviò gli Immortali di Idarne, truppe persiane scelte, che però non ebbero sorte migliore. I Greci infatti si rivelarono più abili nel corpo a corpo, e infersero gravi perdite ai barbari con la tecnica di simulare la fuga, per rivoltarsi poi tutti insieme improvvisamente, e colpire il nemico di sorpresa.

Il terzo giorno dall’inizio dei combattimenti, i Persiani ripresero i tentativi di sfondare, pensando che i Greci, tra i quali c’erano ormai parecchi feriti, non avrebbero più opposto molta resistenza, ma anche questa volta vennero respinti dagli alleati, che riuscivano ancora ad alternare le schiere.

Il re persiano era ormai in grave imbarazzo, quando Elfiate, cittadino della Malide, gli segnalò un sentiero che gli avrebbe permesso di aggirare le Termopili. Il sentiero parte dal fiume Asopo e prosegue, chiamato Anopea, tra le due creste dei monti Etei e della Trachinia, per giungere ad Alpeni. Di notte, alla luce lunare, Elfiate condusse gli Immortali di Idarne oltre il luogo tenuto dai Greci.

La mattina dopo Leonida si accorse che le avanguardie persiane avevano superato il passo, e che quindi era ormai inutile il presidio delle porte. Allora congedò il resto degli alleati, che inviò a sud per raggiungere il grosso dell’esercito greco, e tenendo con sé solo i Tespiesi e i Tebani, decise di rimanere per ostacolare il cammino degli invasori.
D’altra parte la Pizia (forse una parente di quella che abbiamo conosciuto) gli aveva predetto che, durante questa guerra, o Sparta sarebbe stata distrutta o un suo re, della stirpe di Eracle, sarebbe stato ucciso. E Leonida, scelse di sacrificarsi per salvare la città.

Si narra che, durante la battaglia finale, il più fiero sia stato lo spartano Dienece il quale, avvisato da uno di Trachis che la moltitudine dei Persiani era tale che le loro frecce avrebbero oscurato il sole, avrebbe risposto: Meglio, combatteremo all’ombra.


[30] Erodoto, VII, 176.

[31] Ibidem, 201 e segg.


pubblicato il 16 novembre 2011; modificato il 10 luglio 2013.

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