Lieto fine



Mi sporgo a guardare dal ciglio del piazzale, ma non vedo nulla. Sulle rocce bagnate dal mare, cinquanta metri più in basso, nessuna traccia di Armando. Che sia addirittura caduto in acqua? No, avrebbe dovuto prendere più slancio.

Inutile rimanere oltre, mi incammino verso il ristorante, ma chi mi chiama? Non vedo nessuno. Aspetta, di chi sono quelle mani sulla roccia ai miei piedi? Guarda, qualcuno sta facendo capolino. Ma è Armando!

Si tira su con le braccia, allora i muscoli non erano lì solo per bellezza; ora sta accovacciato per terra, respirando affannosamente. Lo guardo, forse vuol dire qualcosa.

- Quell'albero cresciuto sul precipizio mi ha salvato. Grazie a Dio sono riuscito ad afferrarne un ramo. Me la sono proprio vista brutta. - Si rialza, è lacero e contuso; si spolvera e si asciuga il sangue. Mi avvio verso il ristorante, mi segue zoppicando.

- Devo aver messo un piede in fallo uscendo dalla macchina, anche se ho la sensazione di qualcosa che mi spingesse verso il vuoto.
- A volte il vuoto esercita un'attrazione irresistibile: Natura abhorret a vacuo. - Gli spiego, citando Cartesio.
- Strano, più che un'attrazione, mi è sembrata una vera spinta verso lo strapiombo. Eppure: Natura non facit saltus, dice Leibniz.
- Sì, ma come dice Leopardi, la Natura matrigna di tanto in tanto inganna i figli suoi.

Armando scuote la testa non convinto, poi riprende: - In un attimo mi è passata tutta la vita davanti agli occhi, ho capito tante cose. Cambierò, non passerò più le sere nei locali a collezionare ragazze, Sigfrida non sarà soltanto un avventura per me, voglio sposarla e renderla felice, avremo tanti bambini. Smetterò di interessarmi solo al calcio, riprenderò a studiare e amplierò il mio curriculum.

Torniamo a prendere le ragazze. Sigfrida è piena di premure per il caduto, che ne approfitta per ingigantire i suoi dolori. - Ho riflettuto - dice poi - Una forza soprannaturale mi ha voluto dare un avvertimento. Devo superare questa obsoleta ossessione, smetterò di indagare su Parissarma di Samo, lo spirito dei miei avi mi ha imposto questa prova perché io comprenda il valore del perdono.

- Sono perfettamente d'accordo, è stata certo l'anima dei tuoi morti a intervenire per salvarti. Devi smetterla con quest'assurdo desiderio di vendetta. - Dico io.
- Parole sante, tu sì che hai colto il significato dell’accaduto. Te ne sarò sempre grato, d'ora in poi proteggerò i motociclisti e li rispetterò, anche se non capirò mai certe loro stranezze, come portarsi una clava sul bagaglio.
- Non ti sottovalutare, vedrai che quando estenderai le tue conoscenze, capirai tante cose!

L'indomani Sigfrida e Armando partono con lo yachttone. Sigfrida, senza farsi vedere, mi da un lungo bacio e mi dice: - Sai, io ti anche amato, ma tu capisce, Armando meglio di te. Io deve migliorare razza, tu mezza schifezza e lui anche tanti soldi. - Sono commosso.

Armando la chiama. Poi mi prende in disparte e mi mette in mano un assegno. - E' un milione, ti prego, prendilo come ricordo della nostra amicizia.
- Non posso accettarlo - gli dico mentre lo metto in tasca, - non dovevi, ti avrei ricordato lo stesso.
- Ma davvero la sorella di Sigfrida è così bella? - aggiunge, mentre mi saluta.
- Vorrei vedere, è Claudia Schiffer!
- La sorella di Sigfrida!?
- Certo! Non hai notato la somiglianza? Devi chiederle di presentartela!

Lo yachttone bianco prende il largo lentamente nel tramonto rosso fuoco, mentre lo stereo di bordo suona ad alto volume L'amore è una cosa meravigliosa e gli svizzeri/tedeschi abbracciati sventolano graziosamente i loro fazzoletti.

Virgilia non riesce a trattenere una lacrima e affonda il viso nel mio petto. Le cingo le spalle con le braccia mentre il vento ci scompiglia i capelli, anche i miei, quelli di lato.

Ci incamminiamo sul sentiero deserto verso la moto parcheggiata sull'unico prato dell'isola. Virgilia si stringe a me anche adesso che ha smesso di piangere, dovrebbe allontanarsi o dimenticherò che la sua purezza è intoccabile.

- Credevo che ti dispiacesse vedere partire Sigfrida con Armando. - mi dice.
- Un po' mi dispiace, ma son contento che tu sia rimasta con me.
- Vuoi dire che preferisci me alla bonazza?
- Ma certo, Virgilia, se no, non ti avrei chiesto di accompagnarmi in questo viaggio: cosa vuoi che m’importi di una uguale a Claudia Schiffer!?

- E la Pizia, perché tutte quelle moine con una appena conosciuta?
- Ma per galanteria, Virgilia, sai bene che un gentiluomo deve sempre essere cortese con le signore.
- A parte che quella era una ragazzina, perché allora non corteggi anche me?
- Come non ti corteggio, Virgilia. Solo che ai miei occhi tu sei così pura e irraggiungibile! Tu non sei come le altre, è ovvio che in quanto siciliana, tu sia un giglio di virtù ferrea.

Virgilia non risponde, ma continua a camminare abbracciata a me. Dopo un po’ mi fa: - Sai, inizialmente pensavo che tu fossi un fetente come gli altri. Invece anche con Armando sei stato magnanimo, ma non eri un po’ geloso?
- All’inizio sì, ma poi ho capito la sua psicologia e ho voluto aiutarlo a ritrovare se stesso.
- È vero, sembrava molto grato per qualcosa che devi aver detto o fatto.

Ci voltiamo verso il mare e lanciamo uno sguardo nostalgico al nostro passato prossimo. Dallo yachttone che si allontana giunge, attutito, un grido strozzato.
- Sembrava la voce di Armando! Che sarà stato? - mi chiede Virgilia. - Niente, ...screzi tra innamorati.

Le accarezzo i capelli, lei mi dice: - Mi ero sbagliata nel giudicarti. - Arriviamo alla moto. Porca... Il meltemi l’ha fatta cadere. Ma questo vento non si calma mai!? È caduta sulla sinistra, meno male che era sul prato e non si è graffiata.

Metto in moto, ritorniamo a Samos, il meltemi alle spalle ci sospinge come per scusarsi. Ci vuol altro. Però c’è qualcosa di strano, - Virgilia, mettiti dritta. - Sì, sì: non tira più a destra! Santo meltemi! La nuova caduta ha raddrizzato la forcella! Mi inclino a destra poi a sinistra, ecco un rettifilo, tolgo le mani: dritta come una spada! Virgilia si stringe a me da dietro. Benedetto meltemi! Accelero e via col vento.

Virgilia appoggia la testa sulla mia spalla.
- Stasera prendiamo una stanza sola anziché due? - le sussurro mentre ci avviciniamo all’albergo.
- Stasera no, ho bisogno di riflettere.
- Domani, allora?
- Domani è un altro giorno!


Pubblicato il 2 dicembre 2011; modificato il 14 luglio 2013.

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