Questo sito parla di rock 'n' roll, di energie rinnovabili, di Atlantide e purtroppo, in questo periodo, anche di coronavirus.

I dati utilizzati per comporre i grafici mostrati in queste pagine sono quelli della protezione civile.


Primo smart Maggio, festa degli smart workers.


Grafico dei decessi in Italia, fino al 1 maggio.

È raro che succeda qualcosa di totalmente nuovo e, da siciliano stagionato, penso basti guardare nel passato per capire cosa ci attenda.

Durante un'epidemia la distribuzione temporale dei contagiati somiglia a una campana. In letteratura si possono reperire le curve di diverse epidemie influenzali passate: è interessante notare che tutte partono da zero, raggiungono il massimo e poi ritornano a zero in circa sei mesi (guarda caso: in quelli invernali). La parte centrale (quella più grave) dell'epidemia (dal 10% al massimo e ritorno) dura di solito due o tre mesi.

E, in passato, l’estate ha sempre ridotto i contagi di molto, ma senza esaurire l’epidemia, che si è ripresentata, in forma via via più blanda, l’inverno successivo e anche quello dopo. Questo è successo sia per la “spagnola” del 1918, che per le “asiatiche” del 1957 e del 1968.

La spagnola fu un evento terribile, anche perché colpì delle popolazioni già duramente provate dalla guerra, tuttavia non è che le due asiatiche siano state particolarmente benigne: entrambe uccisero tra uno e due milioni di persone (con una popolazione umana metà di quella attuale), un tributo non lontano da quello che ci si aspetta per l'attuale coronavirus. Né passarono inosservate (nel ’57, quando fui sul punto di morire di polmonite, mia madre se ne accorse, eccome!). Ma la gente era abituata ad accettare le malattie con più fatalismo: allora l’immunità di gregge era l’unica opzione per sopravvivere alle epidemie.

Oggi è diverso, la gente non è più disposta a morire d'influenza. Gl’inglesi dicono che la colpa è della gente che si è rammollita. Non hanno tutti i torti, anche se, quando è toccato al loro capo, lui si è tolto dalle pecore e si è messo coi pastori.

Però c’è qualcos’altro che è cambiato rispetto agli anni cinquanta o sessanta. Allora, la gente affrontava il rischio del contagio per portare a casa il pane e il companatico, oggi dovrebbe rischiare la vita per avere qualche mega in più sulla fotocamera del nuovo iphone: non bisogna stupirsi se tituba.

Ma oggi è il primo maggio ed io non voglio distogliervi dal vero dramma di quest’epidemia: il fatto che né Vasco Rossi, né Gianna Nannini possano esibirsi al concertone di piazza San Giovanni.

Per aiutarli ho aperto una sottoscrizione, mandatemi i vostri soldi che poi, io glieli faccio avere. Mi raccomando.

P. S. La mia bislacca ipotesi che la bassa mortalità del meridione abbia a che vedere con l'insolazione l'hanno pensata anche per la spagnola di cent'anni fa. Ma quelli che l'hanno ipotizzata non erano di certo smart come i milanesi d'oggi: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2835877/.


Ultima modifica il 1 maggio 2020.

Nel 2020 ci sono stati accessi al sito,
questa pagina è stata visitata volte.