Le origini (bozza)

Ah, swing, well, we used to call it syncopation. Then they called it ragtime, then blues, then jazz. Now, it's swing. White folks yo'all sho is a mess! [1] Così rispose Louis Armstrong a Bing Crosby che gli chiedeva di definire lo swing.

Per i neri, swing era semplicemente il nome che la moda del momento dava alla loro musica. Non sarebbe stata l’ultima volta che i bianchi le cambiavano il nome.

La storia della musica è la storia delle contaminazioni tra diversi stili musicali: la nascita di un nuovo genere è, di solito, il risultato della fusione di generi esistenti, ma rimasti separati fino a quel momento.

Si dice che il Rock ‘n’ Roll sia nato dalla fusione tra il Rhythm ‘n’ Blues (R&B) ed il Country & Western (C&W), ma tutti riconoscono che sia più simile al primo che al secondo; infatti per trovare dei genitori ben distinguibili dai figli, bisogna andare molto più indietro del R&B e del C&W.

Perché, in realtà, il Rock ‘n’ Roll è il nome “anni ’50” della musica nera, insomma l’evoluzione del ragtime, blues, jazz, swing. O syncopation, come lo chiamavano i neri, fin dalla seconda metà dell’ottocento.

Per capire come nacque la musica “nera” bisogna abbozzare un quadro, almeno approssimativo, dell’ambiente in cui la sua nascita avvenne. Negli Stati Uniti l’importazione di schiavi venne formalmente vietata nel 1808. Questo però non significò la liberazione degli schiavi esistenti, né quella dei loro figli, che continuarono a nascere schiavi. In effetti, nonostante le spinte degli abolizionisti, il problema del risarcimento dovuto ai proprietari [2] e quello di come espellere gli schiavi liberati avevano bloccato la situazione.

Nonostante ciò, durante la prima metà del XIX secolo, nel nord del paese, dove gli schiavi erano presenti in numero limitato, gli Stati abolirono gradualmente la schiavitù. Invece gli Stati del sud, in cui viveva più del 90% dei neri, la mantennero, anche perché necessaria alla loro economia latifondista.

Quando scoppiò la guerra civile, Lincoln pensò che promettere l’abrogazione avrebbe indebolito gli Stati del sud, sobillando eventuali rivolte di schiavi, e avrebbe facilitato la vittoria completa del Nord, scongiurando il rischio di una divisione degli Stati Uniti, il pericolo da lui più temuto. [3]

Così, finita la guerra, nel 1865 la schiavitù venne abolita in tutto il paese (col XIII emendamento alla costituzione) e milioni di afro-americani vennero liberati sconvolgendo lo statu quo sociale.

Lincoln, ben cosciente delle potenziali tensioni, organizzò delle deportazioni di massa nei Caraibi, ma riuscì a realizzare i suoi progetti solo in parte. E, nonostante un'esportazione massiccia di schiavi verso il Brasile (che manteneva la schiavitù), unita all'emigrazione in quel paese di parecchi latifondisti americani con le loro "proprietà", il grosso dei neri rimase nel sud degli Stati Uniti.

Vissuti fino ad allora segregati nelle piantagioni, gli afroamericani erano rimasti sostanzialmente isolati dalla cultura e dalla musica dei bianchi. I loro canti non prevedevano la melodia ed i loro strumenti tradizionali erano basati esclusivamente sul ritmo. Il primo contatto con la musica dei bianchi avvenne attraverso gli spiritual, canti religiosi insegnati loro dai preti per spiegargli la fortuna di essere cristiani schiavi piuttosto che pagani liberi.

Allora la società americana era meno strutturata di quella europea. La mentalità ribelle e l’avversione all’aristocrazia, consolidate durante la guerra d’indipendenza, avevano impedito una stratificazione in caste simile a quella europea. L’attitudine verso le razze “inferiori”, dettata dall'ipocrisia puritana era semplice: che non si facessero vedere in giro. Cinesi e latini stessero nei loro ghetti, gl’indiani (nativi americani) nelle riserve e, i neri, schiavi, nelle piantagioni. Per questo, fino alla guerra di secessione, a parte in alcune piccole comunità nere del Nord, le culture bianche e nere erano rimaste sostanzialmente separate. Con una importante eccezione: la Louisiana.

Fino al 1803 la Louisiana era stata una colonia francese, confinante ad ovest col Texas (allora colonia spagnola). La Louisiana era cattolica ed aveva una legislazione coloniale francese, che in parte mantenne anche quando divenne uno stato dell’Unione. Senza entrare nei dettagli, la stratificazione sociale in questo stato era molto diversa da quella degli altri Stati Uniti.

La mentalità religiosa diversa, il riscatto dalla schiavitù abbastanza frequente ed il mescolamento tra razze dovuto anche all’usanza francese di popolare le colonie con le “filles de joie” espulse dalla madre patria, avevano reso la Louisiana un coacervo sociale incomprensibile e pericoloso agli occhi dei puritani americani. Un tipo di società paragonabile a quella dell’antica Roma, dove cittadini, provinciali, stranieri, schiavi e liberti erano in contatto e dove le diverse culture si influenzavano e contaminavano.

Nel 1840 New Orleans, la sua città principale, era il primo mercato di schiavi degli Stati Uniti ed un centro economico molto importante. Era anche la città dove si concentrava il maggior numero di bordelli di tutta l’Unione. Naturalmente, nelle case di piacere ci si andava per divertirsi e la musica era un complemento molto apprezzato. Fu in questi locali che i neri, naturalmente dotati, entrarono in contatto con la musica bianca (e con i suoi strumenti musicali) cominciando a suonarla essi stessi.

Nel resto degli Stati Uniti, invece, il contatto con la musica dominante avvenne attraverso un genere teatrale in voga in quegli anni: il Minstrel Show, in cui attori bianchi con la faccia dipinta di nero prendevano in giro gli afro-americani. I neri, ritratti come stupidi, pigri, superstiziosi e inaffidabili suscitavano l’ilarità degli spettatori, spesso suonando la loro musica "primitiva". La cosa curiosa è che, dopo l’abolizione della schiavitù, i Minstrel Show, stavolta interpretati da attori di colore, vennero rappresentati per platee di colore (la segregazione razziale era comunque in vigore), che mostravano di apprezzare la rappresentazione derisoria di se stesse.

In definitiva, i bordelli di New Orleans e i teatri del Mistrel Show furono i luoghi in cui i neri vennero più in contatto con la musica dei bianchi. Che tipo di musica? Di certo i locali più sofisticati proponevano anche le arie europee alla moda, ma furono soprattutto le canzoni popolari del momento, che venivano proposte dai Minstrel Show, ad avere maggiore presa. Come, ad esempio, Oh! Susanna di Stephen Foster, l’archetipo della canzonetta country.

Ma ci fu un terzo luogo pubblico in cui avvenne la contaminazione: la strada. La strada non costava nulla ed in strada ci passavano tutti, anche le bande musicali che suonavano marce allegre e ritmate, il tipo di musica più apprezzato ed imitabile da chi aveva il ritmo nel sangue. Nella seconda metà dell’ottocento la musica bandistica americana ebbe un re: John Philip Sousa, un compositore e direttore d’orchestra che surclassò tutti gli altri. Per citarne solo due, sono sue: Stars and Stripes Forever, marcia nazionale degli Stati Uniti e The Liberty Bell, la sigla dei telefilm dei Monty Phython.

Da continuare.

Capitolo seguente



Bing Crosby e Louis Armstrong.


Il Rhythm & Blues mette le ali ai piedi.


La regina del Country (Elisabetta II).


Istruzioni per battere un nero.


Per battere un bianco, non ce n'è bisogno.


Una via di New Orleans.


The house of the rising sun.


I Minstrels bianconeri.


E quelli neri neri.


Stephen Foster, l'autore di Oh! Susanna.


Senza saperlo, lavorò per i Monty Phyton.


[1] Ah, swing, beh, per noi era il ritmo sincopato. Poi lo hanno chiamato ragtime, poi blues, poi jazz. Ora è swing. È che a voi bianchi piace far casino!

[2] Gli schiavi erano oggetti di proprietà privata, protetta dalla costituzione. Il V emendamento alla Costituzione: nor shall private property be taken for public use, without just compensation impediva di liberare gli schiavi senza risarcire i padroni del valore di mercato.

[3] Questo è l’inizio di una lettera di Lincoln a Horace Greeley del New York Tribune, in cui spiega la sua posizione politica: My paramount object in this struggle is to save the Union, and is not either to save or to destroy slavery. If I could save the Union without freeing any slave I would do it, and if I could save it by freeing all the slaves I would do it; and if I could save it by freeing some and leaving others alone I would also do that. What I do about slavery, and the colored race, I do because I believe it helps to save the Union; and what I forbear, I forbear because I do not believe it would help to save the Union .


Pubblicato il 14 gennaio 2014; ultima modifica il 14 gennaio 2014.

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