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Google non riesce a trovare dove mettere i soldi (18 gennaio 2014).

La settimana scorsa Google ha comprato Nest, una fabbrica di termostati digitali con un fatturato di circa 300 milioni, per 3.2 miliardi di dollari. Una somma che equivale a circa tutta l’IMU d’Italia. D’altra parte Google, quotandosi in Borsa, ha raccolto 52 miliardi di dollari, di cui non sa bene cosa fare.

A pensar male si fa peccato, ma cosa impedisce al CEO di Google di dire a quello di Nest:
- Guarda, la tua ditta vale, si e no, 300 milioni, altri 300 te li pigli tu e 2 miliardi e mezzo li depositi nel fondo Caymanese che ti dico io - ?

Bella la vita quando i risparmiatori ti danno 52 miliardi per fare quello che vuoi.
D’altra parte ai risparmiatori mica gliel’ha ordinato il medico di comprare le azioni di Google.


Che sta succedendo a Cipro? (18 marzo 2013).

Come l’Irlanda e l’Islanda, Cipro ha scelto di arricchirsi dando uno statuto “speciale” alle sue banche. Tassando in maniera irrisoria i conti correnti ha attratto un sacco di soldi. I depositi hanno raggiunto otto volte il valore del Pil e sono stati investiti in iniziative rischiose, prevalentemente buoni del tesoro greci.

La Grecia è andata com'è andata e ora le banche hanno debiti per 17 miliardi che non sanno come pagare. Come al solito, sono andate a chiederli a Bruxelles. Come al solito, è il contribuente europeo che dovrà metterceli.

Ma siccome la metà dei depositi di Cipro è intestata a cittadini russi, gli europei hanno proposto che al salvataggio contribuiscano anche i correntisti, col 10% dei depositi. Tenendo conto che in questi anni hanno incassato il 5% all'anno senza tasse (diversamente dai nostri conti che rendevano lo 0%), non sembrerebbe una misura troppo punitiva. Ma i ciprioti non hanno gradito la proposta e vogliono che paghiamo tutto noi.

In questa faccenda sembra che gli italiani, anziché essere preoccupati per la nostra quota, lo siano per i russi e i ciprioti. Forse pensano che i soldi del nostro contributo si stampino con la fotocopiatrice.

Nota aggiunta il 30 marzo. Un accordo è stato raggiunto facendo contribuire soltanto i depositi superiori a 100,000 euro, salvando quindi i piccoli risparmiatori (come inizialmente proposto dalla BCE). Naturalmente, i Ciprioti possono sempre rifiutarlo e lasciar fallire le banche. Naturalmente, poi dovrebbero mettersi in fila con gli altri creditori per cercare di recuperare i propri risparmi.

Gli Italiani invece dovrebbero notare un'altra cosa. In deroga ai trattati, i capitali ciprioti non potranno lasciare il paese. E' una misura che non ha precedenti nell'area euro. Qualcuno immagina cosa stia succedendo ai capitali italiani in questi giorni?


Come si esce da questa crisi? (4 marzo 2013).

Come sa chi è andato a scuola, in autunno si comincia con l’orario provvisorio. In Italia, ogni anno, l’inizio dell’anno scolastico giunge come un fulmine a ciel sereno e le scuole, che non se lo aspettano, sono costrette a varare l'orario provvisorio delle lezioni.

In Italia è inutile aspettarsi una risposta coordinata e coerente alla crisi economica. Prima dell’euro, la reazione alle crisi è sempre stata la stessa: svalutazione e inflazione. In quel modo si riduceva lo stipendio dei lavoratori senza farglielo capire, si diminuiva il costo del lavoro e si svalutava il debito pubblico. Da quando c’è l’euro la svalutazione è impossibile e l’inflazione è bloccata dalla stretta del credito.

Per questo, piaccia o non piaccia, la soluzione sarà di tagliare gli stipendi in maniera esplicita. La rassegnazione aiuterà a calmare gli animi. Perfino in Grecia si stanno rassegnando.

Certo, gli stipendi e i vitalizi degli alti papaveri non verranno toccati dalla falce. È forse il martello che ci vuole per schiacciarli? Sbagliato: né falce né martello riducono i vitalizi, semmai li difendono.


Il crollo di Wall Street (25 febbraio 2013).

Che l’analisi tecnica sia veramente in grado di predire un crollo o un rally di borsa è difficile da credere. Crolli e rally sono generati da episodi reali, che vengono amplificati da circostanze particolari. Si noti che, storicamente, più delle prospettive economiche, hanno contato le decisioni legislative in grado di influenzare i flussi finanziari. Per fare un esempio, consideriamo il rally e il crollo del ’29.

Negli Stati Uniti durante gli anni venti i boom dell’automobile e del telefono avevano portato grande euforia a Wall Street. I corsi di borsa stavano salendo spensieratamente, ma fu quando i regolatori permisero i fondi aperti che la bolla si gonfiò per davvero. Quando cioè, i fondi d’investimento, che fino a quel momento avevano potuto possedere soltanto azioni di aziende, ebbero il permesso di detenere anche quote di altri fondi d’investimento.

Da scatole contenenti oggetti, i fondi divennero scatole sia di oggetti che di altre scatole. Stabilire correttamente il loro valore divenne impossibile, ma crebbero enormemente di prezzo. Il fondo A aumentava di valore perchè possedeva quote del fondo B, che stava crescendo perché possedeva quote di A. Approfittarne era facile e le banche utilizzarono i soldi dei correntisti per comprare quote dei fondi d’investimento. Il mercato cominciò a gonfiarsi velocemente e giunse ai livelli del '29.

Quando ci fu il crollo, molte banche fallirono e tanti cittadini furono rovinati. Il crollo di borsa si trasformò in depressione economica. Nel ’34, per evitare il ripetersi di tali effetti, il Glass- Steagall act stabilì che le banche commerciali (quelle che raccolgono i soldi dei comuni risparmiatori) non potessero più investire in borsa. La speculazione sarebbe stata confinata alle banche d’affari, nelle quali gl’investitori immettevano appositamente danaro per farla. In caso di fallimenti, lo stato avrebbe "garantito" i soldi dei risparmiatori, ma non quelli degli speculatori. Negli anni successivi leggi simili al Glass-Steagall act vennero adottate anche dagli stati europei.

Il crollo del '29 fu una mazzata per il settore finanziario statunitense. Ci vollero 25 anni perché il Dow Jones ritornasse ai valori del '29 (avvenne nel 1954). Negli anni '50 la borsa ebbe una crescita vivace ma nei '60 e '70 rallentò. In più di cinquant’anni, tra il '29 e l’83, l’indice crebbe di due volte e mezza, sostanzialmente in linea con la crescita del prodotto nazionale americano. In tutto questo periodo il Glass-Steagall act ebbe l’effetto di calmierare il flusso danaro che alimentava la speculazione.

Nella seconda metà degli anni ottanta, l’uscita dalla stagflazione consentì la ripresa delle economie occidentali ed anche il settore finanziario ne beneficiò. Tra l’85 e il '95 il valore della borsa duplicò e l’industria finanziaria americana divenne potentissima. Con l’incredibile quantità di denaro che si trovò in mano, riuscì a convincere i politici che era giunto il momento di abrogare il Glass-Steagall act. Nel gennaio 1995 un’iniziativa per abolirlo venne presentata al Congresso.

Nei cinque anni successivi lo S&P 500 triplicò e quella finanziaria divenne la principale industria degli USA (e della Gran Bretagna). Nel ‘98 i punti principali dell’atto vennero abrogati e le banche commerciali poterono finalmente riprendere a speculare coi soldi dei risparmiatori. Per partecipare alla festa, anche gli stati europei abolirono la divisione tra banche d'affari e banche commerciali. Mai come negli ultimi quindici anni l'industria finanziaria se l'è passata così bene.

Quando nel 2008 lo scoppio della bolla immobiliare minacciò l'intero sistema finanziario occidentale, le banche centrali inventarono il Quantitative Easing (Q.E.), un'espressione nuova per dire una cosa vecchia: stampare banconote. I soldi freschi vennero prestati ad un tasso molto basso alle banche in difficoltà, sia per ricapitalizzarle che per fargli comprare i buoni del tesoro degli stati, a loro volta in difficoltà.

Ma, come succede sempre quando le banche centrali tengono i tassi troppo bassi, i buoni del tesoro hanno cominciato a rendere meno dell’inflazione. Di conseguenza i privati, a cui invece il denaro non viene regalato, si sono spostati sulle azioni. L’effetto collaterale del Q.E. è stato quindi di pompare una bolla azionaria.

Da allora, circa ogni anno, le manovre di Q.E. sono state ripetute dagli USA, dalla Gran Bretagna, dal Giappone e, in maniera mascherata, dall'Unione Europea. Oggi la quantità di denaro stampata e "prestata" alle banche non ha precedenti nella storia finanziaria dell'ultimo secolo e i governi non sanno veramente cosa fare per tornare alla normalità.

E' difficile capire come finirà questa storia, ma dal punto di vista della borsa la domanda è una sola: i futuri interventi governativi favoriranno ulteriormente le borse o introdurranno dei vincoli ai mercati?





Testa e spalle (15 febbraio 2013).

Il testa e spalle è la principale figura mitologica dell’analisi tecnica. L’analisi tecnica è un metodo di indagine finanziaria basato sull’osservazione dei grafici. Alternativa alla più ortodossa analisi fondamentale (basata sullo studio dei bilanci e delle prospettive aziendali), è nata per valutare quei prezzi per cui i dati fondamentali non esistono (ad es. le valute o gli indici di borsa). In seguito, tuttavia, è stata usata anche per le singole aziende, per il sospetto, spesso giustificato, che i bilanci vengano truccati.

L’analisi tecnica ritiene che tutta l’informazione riguardante un indice o un’azione sia contenuta nel suo prezzo e che il suo andamento grafico rispecchi la divulgazione di questa informazione, dai privilegiati (le mani forti) agli sprovveduti (il parco buoi). Essendo i due gruppi sostanzialmente separati e poiché la ricchezza fluisce in direzione opposta all'informazione, la teoria ritiene che esistano alcuni pattern, tipici della dinamica di questi flussi, che si ripetono periodicamente.

Tra questi pattern, il testa e spalle (la sequenza di tre massimi, il cui massimo centrale (testa) è maggiore degli altri due (spalle)) è considerato il più significativo e nefasto. Secondo la mitologia, formando il terzo massimo, al raggiungimento del livello del primo, l'indice piega verso il basso e si dirige con decisione verso il valore dei due minimi intermedi. Non pago della correzione, può uscire verso il basso anche da questo livello.

Come tutti i responsi sibillini, però, il testa e spalle è molto simile al triplo massimo (una sequenza in cui il massimo centrale non è più alto degli altri due), che non è altrettanto nefasto e permette l’uscita dal terzo massimo anche verso l'alto (oltre che verso il basso).

Come i frattali, questi pattern dei prezzi sono validi su tutte le scale temporali. Naturalmente il crollo che chiuda un testa e spalle di poche ore sarà meno pronunciato di quello che chiuda un pattern durato diversi mesi.

Il fatto curioso è che in questi mesi (livello dello S&P 500 a circa 1500) Wall Street è giunto al terzo massimo di un pattern iniziato quindici anni fa. Per giunta con volumi in crescita fino al crollo del 2008 ed in decrescita dopo. Qui si parrà la sua nobilitate: se è veramente un testa e spalle, da questo livello lo S&P dovrebbe scendere fino a 800, e poi ancora più in basso. Un crollo peggiore di quello del ’29.

La resistenza è posta a 1530 (il massimo del 2000), un tetto contro il quale l'indice dovrebbe sbattere per tornare giù. D'altra parte, dice la sibilla, se invece lo S&P 500 dovesse sfondare e raggiungere 1560 (il massimo del 2007) il pattern diventerebbe un triplo massimo e da quel livello potrebbe andare sia su che giù.


No Tav (4 marzo 2012).

Che diritto hanno centomila valligiani di bloccare un progetto di utilità nazionale?

In teoria nessuno, soprattutto se motivato da una mitologica paura dell’amianto. Purtroppo il fatto che i difensori della TAV non presentino un’analisi documentata dei costi/benefici, ma si limitino ad esaltare le magnifiche sorti progressive, alimenta l’impressione che il vero motivo della TAV sia la spartizione di una gigantesca torta. A cui partiti, media e francesi partecipano. Il sospetto è che anche quelli della Val Susa ne vogliano una fetta.


Le chiacchiere al ristorante cinese (18 febbraio 2012).

Ma perché i tedeschi non soffrono la recessione come noi?

E tu perché vai a comprare il gelato a viale dell’Aeronautica, e non a via Baldovinetti? C'entrerà qualcosa il fatto che quello dell’Aeronautica sia più buono?
L’anno scorso la Rolls Royce ha venduto il 30% di auto in più rispetto al 2010 e la Cina ha raggiunto gli USA per numero di acquirenti. Oggi, il secondo maggior numero di ricchi si trova in Cina. Quelli che non possono permettersi le Rolls Royce comprano Mercedes, Audi o BMW, e tutti apprezzano le cose solide e ben fatte.
Ma il guaio è che quando gli capita tra le mani qualcosa di difettoso o fatto male, ci sono sempre più cinesi che pensano: la solita robaccia italiana!


Le chiacchiere sulle Olimpiadi bocciate da Monti (16 febbraio 2012).

Perché le Olimpiadi a Roma sarebbero inutili?

Perché una città come Roma (o Venezia, o Londra), che in tempi normali non riesce ad ospitare tutti quelli che vorrebbero visitarla, non ha alcun vantaggio ad attrarre ancora più gente organizzando le Olimpiadi.
Riguardo agli investimenti, inoltre, è abbastanza evidente che spendere 500 milioni per allungare la metropolitana o sistemare le strade, porterebbe ai cittadini vantaggi più concreti di un nuovo impianto di canottaggio.
La verità è che in questi casi, man mano che si avvicina la data dell'evento, saltano i preventivi, i controlli e le procedure di assegnazione degli appalti, perché se no: "Che figura ci facciamo davanti al mondo!" I politici e i loro compari lo sanno bene e non aspettano altro che approfittarne.
Questo vale per tutti i politici del mondo, non crediate che il sindaco di Londra, inglese e di sinistra, non lo sapesse quando candidò la sua città.


L'economia spiegata al telefono (13 gennaio 2012). Stessa domanda, stessa risposta.

Perché hanno tolto la tripla A alla Francia?

Perché i fondi istituzionali (i fondi pensione per es.) devono, per statuto, investire preferibilmente in titoli con la tripla A. Da quando, in estate, hanno tolto la tripla A ai titoli americani, i fondi hanno cominciato a venderli per sostituirli con quelli francesi e tedeschi.
Ma il governo americano, per continuare a indebitarsi, ha bisogno che i fondi comprino i suoi titoli. Adesso i fondi dovranno vendere anche i titoli francesi che hanno in portafoglio, o cambiare i propri statuti. In entrambi i casi i titoli americani ne verranno avvantaggiati.


L'economia spiegata a mensa (14 dicembre 2011).

Capisco le paure sull'Italia, ma perché vogliono togliere la tripla A alla Germania?

Perché la maggior parte dei fondi istituzionali (i fondi pensione per es.) per statuto devono investire in titoli non rischiosi, cioè con la tripla A. Da quando hanno tolto la tripla A ai titoli americani, i fondi li stanno vendendo e per sostituirli con quelli tedeschi o francesi.
Ma il governo americano, per continuare a stampare banconote, ha bisogno di chi gli compri i debiti ed allora preme sull'euro per indebolirlo. Se riuscirà a far togliere la tripla A a Francia e Germania, i fondi dovranno abbassare la soglia (non ci saranno abbastanza triple A per tutti) e ricominceranno a comprare il debito americano.


L'economia spiegata a mia moglie (9 dicembre 2011).

Perché la Gran Bretagna è contro l'unificazione europea?

Perché la principale industria britannica è quella finanziaria, che trae il suo profitto dalle commissioni sulle transazioni. Maggiore il capitale finanziario esistente (più debiti) ed il numero di compravendite (più speculazione), maggiore è il profitto dell'industria finanziaria.
La Germania, la cui principale industria è manufatturiera, vorrebbe ridurre i debiti ed il numero di transazioni (tassandole) per spostare risorse su attività più concrete. Quindi, un'Europa a guida tedesca ridurrebbe il profitto dei finanzieri inglesi (i reali manovratori della politica britannica).


Ultima modifica il 25 gennaio 2014.

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