I posti possibili (bozza)


Il mondo al massimo dell'era glaciale. http://www.ngdc.noaa.gov/mgg/topo/pictures/GLOBALsealevelsm.jpg [1]

Pur non fornendo prove dirette, la distribuzione dei reperti archeologici egiziani dà l’impressione che “al tempo di Atlantide il delta del Nilo fosse già abitato, e che da lì si sia diffusa la civiltà nel resto dell'Egitto.

Se e quando gli abitanti del delta siano venuti in contatto con le innovazioni mediorientali dello Younger Dryas non lo sappiamo, ma siccome i mutamenti climatici di quei tempi causarono migrazioni e sconvolgimenti sociali, conviene approfondire lo scenario del tardo paleolitico alla ricerca di qualche indizio.

Prima del MWP 1-a, il clima non fu troppo diverso da quello del massimo glaciale. Per quanto ne sappiamo, l’umanità era quasi dovunque nel tardo paleolitico e cacciava e raccoglieva come aveva sempre fatto, senza la necessità di cambiare abitudini.

Col freddo che faceva, preferiva le più fertili regioni tropicali o subtropicali, in cui trovava un clima che oggi chiameremmo temperato, frutta, cerali selvatici e branchi di erbivori da cacciare.

Se poteva, viveva al bordo del mare, nel quale sapeva navigare, per pescare e per commerciare (o razziare) i beni delle altre tribù.

Quando il livello del mare fu un centinaio di metri più basso di oggi, diversi fondali attuali dovettero essere considerati l’optimum abitativo.

La cartina mostra l’aspetto delle terre emerse durante il massimo glaciale. Si noti come nessun territorio significativamente esteso appaia nell’oceano Atlantico. I suoi fondali, in media profondi chilometri, non affiorarono mai durante le ere glaciali.


Il mondo antico al picco dell'era glaciale. [1]

Quelli di sopra sono i fondali più vasti emersi al massimo dell’era glaciale. Ce ne sono ovviamente degli altri, per esempio in Indocina, nel mar Giallo ed in Indonesia, ma nell’ottica di individuare un impero che avrebbe conquistato l’Egitto, inutile andare troppo lontano.

In realtà, non sarebbe tanto strano se, in futuro, l’archeologia trovasse tracce di occupazione umana alle foci dello Yangtze, dell’Indo o del Tigri/Eufrate (Golfo Persico).

Come per il Nilo, sembra improbabile che i delta dei fiumi, lungo i quali nacque l’agricoltura (Zhao, 1998), (Gupta, 2004), (Purugganan & Fuller, 2009) e si svilupparono le più antiche civiltà del mondo, non siano stati abitati nel periodo immediatamente precedente.

In un certo senso, in tutto il mondo diverse “Atlantidi” potrebbero un giorno affiorare, ma, per trovarne una che avrebbe conquistato l’Egitto, meglio limitarsi all’Europa ed al Mediterraneo.

Al nord dell'Europa, vastissimi fondali dell’Atlantico, del mare del Nord e del mar Baltico furono completamente asciutti e calpestabili. Peccato che, a quanto ci risulti, fossero quasi completamente coperti dal permafrost, non il terreno più indicato per stimolare la nascita di una ricca civiltà agricola.

I due bacini accessori del mar Nero (a quel tempo un lago), il golfo di Odessa

ed il mar d’Azov, erano emersi più a sud, ma la loro contiguità con le steppe siberiane (anch’esse coperte dal permafrost) non deve averli dotati di un clima facile, soprattutto d’inverno.

Più mite, invece, doveva essere il clima dell’Adriatico, a quel tempo un’estensione della pianura padana, due volte più grande e dieci gradi più fredda di oggi, solcata dai fiumi che scendevano dai ghiacciai Appenninici, Alpini e Balcanici.

Ma a nord-est di Cipro, in quello che oggi è il golfo di Alessandretta, una estesa pianura alluvionale alla foce dei fiumi Ceyhan e Seyhan, delimitava l’estremità occidentale della “mezzaluna fertile” in cui un paio di millenni dopo sarebbe nata l’agricoltura (Purugganan & Fuller, 2009).

Dal lato opposto di Cipro, un’altra fertile pianura, il delta del Nilo, tre volte più grande di oggi, si protendeva nel Mediterraneo circondata da un deserto, arido come quello odierno (Gasse, 2000).

Più o meno alla stessa latitudine, ad ovest del golfo della Sirte, un’altra pianura alluvionale, ancora più estesa di quelle nominate prima e formata dai fiumi che allora scendevano dai monti dell’Atlante, aveva ridotto il Canale di Sicilia ad una serie di stretti che separavano l’Africa dall’Europa. All'interno, le vaste depressioni dell'odierno deserto tunisino erano colme d'acqua e formavano dei laghi enormi (deMenocal et al., 2000).


Il Mediterraneo al picco dell'era glaciale. [1]

Al centro dell’Egeo le Cicladi erano raggruppate in un'unica isola (forse perfino collegata alla terraferma da un ponte terrestre). A quel tempo, chi avesse voluto procurarsi l’ossidiana di Melos non avrebbe dovuto affrontare pericolosi viaggi per mare.

Per finire l’elenco dei fondali rilevanti bisogna citare il delta del Guadalquivir, nel golfo di Cadice, che, pur non essendo molto vasto, era comunque alla latitudine giusta.

Si noti, infine, come né nel Mediterraneo occidentale, né nell’oceano Atlantico marocchino ci siano bassifondi sufficientemente vasti per candidarsi ad essere stati Atlantide.

Quelli elencati sono i fondali emersi tra il massimo glaciale e circa quindicimila anni fa, cioè fino a quando il livello del mare fu almeno un centinaio di metri più basso di oggi.

Poi avvenne il primo grande sconvolgimento climatico (il MWP 1-a), la temperatura salì di colpo ed il mare inondò molte terre che erano abitate. La nuova linea di costa disegnò una geografia diversa. Le tribù che vivevano sul mare, se poterono, si risistemarono nelle regioni più interne, se no, emigrarono. Il caldo e la novità del posto non furono sempre compatibili coi vecchi metodi di procurarsi il cibo e fu necessario ingegnarsi a trovarne dei nuovi.

Il caldo durò millecinquecento anni e la gente si adattò al nuovo clima. I ghiacciai continuarono a sciogliersi ed il mare a salire, stavolta gradualmente.

Ma, tredicimila anni fa, un colpo di coda dell’era glaciale (lo Younger Dryas) riportò il freddo per altri millecinquecento anni. La situazione cambiò un’altra volta: i ghiacciai ripresero a crescere ed il mare a ritirarsi.

La gente si riadattò al freddo, ma un nuovo sconquasso climatico (il MWP 1-b) rialzò le temperature ed il mare invase anche le nuove terre occupate dopo lo sconvolgimento precedente.



Il golfo di Cadice.

Nuovi disastri e migrazioni lo accompagnarono. Questa volta proprio undicimila cinquecento anni fa, il momento della distruzione di Atlantide. Coincidenza? Boh!

La data delle innovazioni dello Younger Dryas (tredicimila anni fa) fa pensare che la spinta all’innovazione sia venuta proprio dal primo Meltwater Pulse.

Il cambiamento ambientale agì da forzante in tutto il mondo: non dovrebbe stupire se si scoprisse che, in maniera indipendente, anche in India ed in Cina gli uomini abbiano fatto un salto quantico nel processo di civilizzazione, proprio come in Medio Oriente.

Il secondo riscaldamento improvviso (il MWP 1-b) provocò forse altre “spinte evolutive”, magari su popolazioni che non erano state interessate da quello precedente, ma ebbe di sicuro anche un altro effetto: quello di travolgere le civiltà costiere che erano nate proprio a causa del riscaldamento precedente.

In altre parole, in tutto il mondo, il MWP 1-b potrebbe aver affondato delle civiltà che il MWP 1-a aveva generato. Più Atlantidi per tutti!

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[1] Modified from “Model of global elevations during the peak of the last Ice Age".
The Global Land One-km Base Elevation (GLOBE) Project -
National Geophysical Data Center - NOAA.
http://www.ngdc.noaa.gov/mgg/topo/pictures/GLOBALsealeveldrop110m.jpg

Bibliografia.

deMenocal, Peter, Joseph Ortiz, Tom Guilderson, Jess Adkins, Michael Sarnthein, Linda Baker, Martha Yarusinsky (2000), Abrupt onset and termination of the African Humid Period: rapid climate responses to gradual insolation forcing. Quaternary Science Reviews 19 (2000) 347-361.

Gasse, F., (2000), Hydrological changes in the African tropics since the Last Glacial Maximum. Quaternary Science Reviews 19 189-211.

Gupta, Anil K. (2004), Origin of agriculture and domestication of plants and animals linked to early Holocene climate amelioration, Crrent Science, VOL. 87, NO. 1, 54-59.

Purugganan M. D. & Fuller D. Q. (2009) The nature of selection during plant domestication. Nature 457, 843-848.

Zhao, Z.J. (1998). The middle Yangtze region in China is one place where rice was domesticated: Phytolith evidence from the Diaotonghuan cave, northern Jiangxi. Antiquity, 278, 885–897.



Pubblicato il 31 ottobre 2014; ultima modifica il 12 dicembre 2014.

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