L'origine del mito di Atlantide     English version

Il mito di Atlantide nasce da due Dialoghi di Platone (vissuto tra il 427 e il 347 a. C.) e non ha precedenti nella mitologia greca tradizionale. Una situazione molto diversa dalle leggende dell'Iliade riguardanti Troia o Micene, da sempre presenti nella cultura greca popolare.

Questa differenza è importante: Omero congelò sulla carta la tradizione orale dell'epopea greca di trecento anni prima, Atlantide invece è la storia di un impero di novemila anni prima, raccontata per la prima volta da un nobile che si dilettava di filosofia. Difficile negare che, rispetto a Troia e Micene, l'enormità della distanza temporale e l'assenza di precedenti tradizionali nuoccia parecchio alla sua credibilità, ma per formulare un giudizio il più possibile imparziale, andiamo con ordine e riassumiamo i fatti salienti.

Platone fu un aristocratico colto e affascinante, capace di scrivere interi libri su argomenti di cui sapeva ben poco (una cosa diffusa anche ai giorni nostri), dando però delle spiegazioni talmente suggestive da sedurre decine di generazioni di lettori [*]. La storia di Atlantide è raccontata in due dei suoi Dialoghi: il Timeo ed il Crizia [**].

I due testi narrano di una città imperiale, situata in una piccola isola, che dominava le regioni del Mediterraneo occidentale, in Africa fino ai confini egiziani ed in Europa fino alla Toscana. Ad un certo momento, Atlantide riuscì a conquistare anche l'Egitto prima di essere sconfitta dai fondatori di Atene (gli avi di Platone) e poi distrutta da un cataclisma.

La vicenda è raccontata in forma più concisa nel Timeo (in cui occupa l'equivalente di due pagine) e più in dettaglio nel Crizia, giunto a noi incompleto (in circa sei pagine delle sette totali). I due racconti non presentano contraddizioni tra loro, ma il testo è talmente infarcito di particolari sull'organizzazione politica di Atlantide e dell'antica Atene, da svelare facilmente il suo intento propagandistico. Tralasciando i dettagli incontrollabili, i punti che potrebbero fornire delle indicazioni sulla sua ubicazione geografica sono sintetizzati di seguito.


Aristocle, detto Platone.

Il succo della storia

Poiché la Dea Atena, oltre a fondare Atene, aveva fondato anche Sais, Solone era andato in questa città sul delta del Nilo per cercare notizie sulle origini di Atene.

A Sais, il sacerdote del tempio gli tributò grandi onori e gli raccontò che la Dea aveva fondato Atene novemila anni prima [1], [2], ben mille prima di Sais, come risultava dai registri della città. Aggiunse inoltre che gli antichi Ateniesi erano i più nobili tra gli uomini, perché avevano sconfitto Atlantide, la più grande potenza di allora.

A quei tempi l’Atlantico era navigabile (non come ai tempi di Solone, in cui i bassi fondali lo rendevano insicuro [3], [4]) e di fronte alle colonne d’Ercole [5] c’era un’isola grande come la Libia (l'odierno Nordafrica, dal Marocco alla Libia) e l’Asia (l'odierno Medio Oriente, comprendente anche l’Egitto) messe assieme. Quest’isola era vicina ad altre isole più piccole da cui si poteva passare nel continente che circondava il mare Atlantico [6].

La capitale di questo impero era in una piccola isola dell’arcipelago, una specie di Venezia a cerchi concentrici, costruita con pietre bianche, gialle e nere [7]. Sulla terraferma Atlantide dominava in Europa fino alla Tirrenia e, in Libia, dalle colonne d’Ercole al confine egiziano [8].




L’isola grande aveva una pianura allungata, lunga 3000 stadi (600 km) e larga 2000 (400 km), protetta da montagne a nord e circondata da un canale, che a sud finiva in mare aperto [9], con fiumi, laghi, montagne e paludi, con due raccolti l’anno [10], elefanti [11] e frutti difficili da conservare [12].

Il suo primo re era stato Atlante [13], che aveva instaurato nel paese un efficiente sistema di governo, secondo soltanto alla mirabile organizzazione politica dell’Atene di allora. Ad un certo punto Atlantide volle soggiogare anche l’Egitto ed Atene, ma gli eroici Ateniesi resistettero e la sconfissero, liberando anche l’Egitto, che nel frattempo era stato conquistato. Poco dopo, un violento terremoto ed un’inondazione la distrussero in un giorno e una notte, lasciando un pantano impenetrabile dove prima c’era l’isola [14]. Anche Atene scomparve, travolta del cataclisma.


Il Mediterraneo al picco dell'era glaciale. [15]

Come ho già detto, nella letteratura greca non ci sono riferimenti alla leggenda platonica anteriori ai Dialoghi. Prima di Platone, l'unico collegamento ad Atlantide si trova nelle Storie di Erodoto, che parla del popolo degli Atlantidi, aventi però caratteristiche totalmente diverse da quelle descritte nei Dialoghi.

Dopo di Platone, chi ha scritto di Atlantide ha sostanzialmente reinterpretato i Dialoghi, rendendo superflua l'analisi. L'unica eccezione è Diodoro Siculo, che per la sua narrazione sembra aver attinto da altre fonti. Ma prima di riferire cosa scrissero Erodoto e Diodoro, vediamo perché si dubiti tanto della credibilità di Platone.

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[*] Credere che gli antichi dicessero meno stupidaggini di quanto ne dicano i contemporanei sembra essere una caratteristica innata del genere umano.

[**] Il Timeo ed il Crizia sono due dialoghi della vecchiaia. Insieme all'Ermocrate, mai scritto, dovevano costituire una sorta di testamento politico e cosmogonico del filosofo. In gioventù l'aristocratico Platone era stato tentato dalla politica attiva, ma si era accorto ben presto che, per avere successo, non era il bene della polis quello che contava, ma farsi i fatti propri. D'indole più riflessiva dei politici che imperversavano in città, si dedicò allora ad elaborare un sistema politico ideale (la Repubblica) che, se applicato, avrebbe riportato Atene agli antichi splendori. Gli Ateniesi non gli dettero retta, ma quando venne chiamato ad educare Dionisio il giovane, il futuro tiranno di Siracusa, credette che fosse giunto il suo momento: finalmente poteva forgiare un re-filosofo secondo i suoi insegnamenti. Purtroppo si accorse ben presto che la pasta di cui era fatto Dionisio era la stessa di quella dei politici che già conosceva, anzi peggio, era pure cafone. Riuscì a scappare a fatica e tornò sconsolato ad Atene per dedicarsi all'Accademia, che almeno qualche soddisfazione gliela dava. A settant'anni, negli ultimi dialoghi, pensò che fosse ora di spiegare come fosse nato l'universo e di fare una bella tirata di come si stava bene quando la Repubblica era governata dai suoi avi.

Il testo dei dialoghi di Platone utilizzato per l'analisi è quello edito da Laterza, nella traduzione di Cesare Giarratano.

[1] Timeo III 23.e. Secondo la trascrizione, sono novemila anni sia nel Crizia che nel Timeo.

[2] Crizia III 108.e.

[3] Timeo III 24.e, III.26.d. Platone usa il termine Atlantico sia per un mare interno nei pressi dell'isola capitale dell’impero (ai tempi di Platone non più navigabile, a causa dei bassi fondali, e non più limitato, a causa dello sprofondamento delle isole che lo definivano), sia per un mare molto vasto, circondato dal continente dominato da Atlantide. Dal contesto sembrerebbe che Atlantide debba essere collocata nel mondo conosciuto ai tempi di Platone. In questo caso il Mediterraneo occidentale o il mar Tirreno corrisponderebbero alla descrizione del mare Atlantico "vasto".

[4] Crizia III 109.a.

[5] Timeo III 24.e.

[6] Timeo III 24.e. Dodicimila anni fa la Sicilia e la Sardegna erano le isole di gran lunga più grandi del Mediterraneo (come oggi), entrambe inserite in un gruppo di isole minori. Il continente al di là del mare era per entrambe l’Europa. Per per esigere tributi dalla Libia (Nordafrica) e dall'Europa, sia la Sicilia che la Sardegna sarebbero state in una buona posizione logistica, molto migliore delle altre regioni allora emerse.

[7] Crizia VIII 116.a. Il dettaglio delle pietre bianche, gialle e nere potrebbe significare che oltre alla pietra calcarea (bianca), diffusa in quasi tutte le isole del Mediterraneo, c’erano anche tufo e pietra lavica, e quindi un vulcano nelle immediate vicinanze. A meno che non si voglia interpretare la pietra nera come granito nero, però molto poco frequente nel Mediterraneo.

[8] Timeo III 25.b.

[9] Crizia X 118.b. Le misure della pianura di Atlantide non sono certo quelle di una vasta distesa continentale, in contraddizione con la frase “Asia e Libia messe assieme”, delle cui dimensioni Platone doveva avere un’idea. Al riguardo occorre chiarire un punto: dodicimila anni fa (od anche ventimila, al massimo glaciale) in nessuna parte del mondo ci fu alcuna emersione di dimensioni simili a quelle di un continente. Il fondo dell’Atlantico è profondo chilometri e nessuna porzione di esso riuscì ad emergere per un abbassamento del mare di soli 120 metri. Dal punto di vista geologico, dodicimila anni sono un’inezia: chi invoca la deriva o la formazione dei continenti chiama in causa movimenti che avvengono in decine o centinaia di milioni di anni e non in migliaia di anni. Tempi in cui gli uomini semplicemente non esistevano: ricordiamo che la nostra specie (uomo anatomicamente moderno) ha circa centocinquantamila anni, l’homo erectus un paio di milioni ed i pitechi da cui deriviamo quattro o cinque. Ritornando alle dimensioni della pianura “atlantica”, nei pressi di Gibilterra non c’è alcun bassofondo abbastanza grande, ma la Sicilia glaciale aveva una grande pianura meridionale separata da un canale da un'altra ancora più grande ad est della Tunisia. Anche l’Adriatico emerso conteneva una grande pianura e così pure il golfo di Odessa ed il Mar d’Azov nel Mar Nero.

[10] Crizia X 118.e. I due raccolti l’anno, grazie alle piogge d’inverno e all’irrigazione coi canali d’estate, implicano che gli Atlantidei conoscessero l’agricoltura, che nacque proprio allora in Medio Oriente. Indicano anche una regione subtropicale, il che escluderebbe i bassifondi del Nord Europa, allora coperti dal permafrost. Anche il mar d’Azov e il golfo di Odessa erano troppo freddi per i due raccolti. Invece la Sicilia e il nord dell'Africa sarebbero stati compatibili, anche con la produzione di frutti difficili da conservare.

[11] Crizia VI 114.e.

[12] Crizia VI 115.b.

[13] Crizia VI 114.b. Se Atlante diede il nome anche alla catena dell’Atlante, che si estende dalla Tunisia al Marocco (e che dà, a sua volta, il nome all’oceano Atlantico), sembrerebbe plausibile cercare il suo regno scomparso nei pressi della catena montuosa, cioè nel tratto di Mediterraneo che va dal Canale di Sicilia al Marocco.

[14] Timeo III 26.d.

[15] Excerpt from “Model of global elevations during the peak of the last Ice Age". The Global Land One-km Base Elevation (GLOBE) Project - National Geophysical Data Center - NOAA. http://www.ngdc.noaa.gov/mgg/topo/pictures/GLOBALsealeveldrop110m.jpg


Pubblicato il 9 marzo 2009; ultima modifica il 5 gennaio 2023.

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