La preistoria egiziana (bozza)               English version

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L’Egitto è abitato da tanto tempo. I resti di numerose industrie paleolitiche mostrano che cinquecentomila anni fa era già occupato stabilmente, ma è verosimile che gli ominidi abbiano visitato la regione anche prima. In Egitto il tardo paleolitico finì circa dodicimila anni fa. Nella regione la sequenza convenzionalmente accettata delle diverse fasi è la seguente (K. A. Bard 1999, p. xxvii) (BP = Before Present):

Lower Palaeolithic c. 500,000 - 200,000 BP
Middle Palaeolithic 200,000 - 45,000 BP
Upper Palaeolithic 35,000 - 21,000 BP
Late Palaeolithic 21,000 - 12,000 BP

Come nel resto del mondo, anche in Egitto il paleolitico fu segnato dall’alternarsi di ere glaciali e periodi interglaciali. Mentre lungo il mare la forzante principale delle migrazioni umane fu ovviamente lo spostamento della linea di costa, nell'interno fu l’alternanza tra periodi aridi e periodi umidi a modificare i modi di vivere.

I cambi di temperatura ebbero conseguenze non banali sull’umidità del Sahara. Infatti, modificarono i gradienti di temperatura e pressione sull’Egitto col risultato che, per lunghi periodi, i venti umidi oceanici

riuscirono a raggiungere il deserto ed a scaricarvici le piogge.

Per capire quando e dove i monsoni si siano spinti in passato, gli studiosi hanno elaborato dei modelli climatici che, tenendo conto di numerosi dati sperimentali (ad es. la presenza di particolari pollini nei distinti strati sedimentari), hanno ricostruito la diversa penetrazione dei venti nel corso dei secoli.

Questi modelli hanno confermato quello che era già evidente dai riscontri geologici, paleobotanici, paleozoologici e dalle numerose pitture rupestri trovate in zone desertiche oggi inabitabili: il clima del Sahara è stato realmente caratterizzato dall'alternarsi di periodi aridi e periodi umidi (e probabilmente sarà così anche in futuro).

Durante il tardo paleolitico, sappiamo, per esempio, che il periodo attorno al massimo glaciale (LGM) fu arido, all'incirca quanto oggi (Gasse, 2000). E quindi, allora come oggi, la vita in Egitto si sarebbe concentrata lungo il Nilo e sulla costa del Mediterraneo. Una chiara indicazione in questo senso la fornisce la figura 1.A che mostra i siti paleolitici dal 22000 al 10500 BP.


Fig. 1. Posizione dei siti archeologici in diversi periodi della preistoria egiziana. Da (Kuper & Kröpelin, 2006). Si noti che 8500 BCE (Before Calendar Era) corrisponde a 10500 BP (Before Present).
Climate-controlled occupation in the Eastern Sahara during the main phases of the Holocene. Red dots indicate major occupation areas; white dots indicate isolated settlements in ecological refuges and episodic transhumance. Rainfall zones are delimited by best estimate isohyets on the basis of geological, archaeozoological, and archaeobotanical data. (A) During the Last Glacial Maximum and the terminal Pleistocene (20,000 to 8500 B.C.E.), the Saharan desert was void of any settlement outside of the Nile valley and extended about 400 km farther south than it does today. (B) With the abrupt arrival of monsoon rains at 8500 B.C.E., the hyper-arid desert was replaced by savannah-like environments and swiftly inhabited by prehistoric settlers. During the early Holocene humid optimum, the southern Sahara and the Nile valley apparently were too moist and hazardous for appreciable human occupation. Da Kuper & Kröpelin, 2006 [2].

I siti sono addensati lungo un tratto del Nilo, ma sono assenti sia sulla costa, sia nel delta del fiume. Come mai? Che agli antichi Egiziani non piacesse vivere sulla costa o nelle terre più fertili, diversamente da tutti gli altri? Non necessariamente, ricordando che l'antica linea di costa si trova oggi in mare aperto (è là che bisognerebbe cercare i siti) e notando altre due cose:

a) a struttura del delta del Nilo odierno non è la stessa di undicimila anni fa: molti rami hanno cambiato posizione.

b) Nel delta del Nilo gli archeologi non scavano strati più profondi di quelli corrispondenti a circa 7000 anni fa, perché si allagano immediatamente.

In pratica, il mancato ritrovamento di siti tardo paleolitici, lungo la costa odierna e nel delta del Nilo, non è dovuto al fatto che queste due zone non fossero abitate (anzi, probabilmente lo furono), ma che i siti, là non sono stati cercati. [1]

10500 anni fa (corrispondenti all'8500 a.C.) le cose cambiarono. I monsoni riuscirono a penetrare il deserto e gran parte dell’Egitto si trasformò in una savana, le cui alture si coprirono di arbusti e di alberi (Ritchie & Haynes, 1987).

Le sue depressioni ospitarono un gran numero di laghi, alcuni anche enormi, e le sue valli vennero solcate da grandi uadi che confluivano nel Nilo da sinistra. Il Nilo crebbe in portata, ma anche in irregolarità, dovuta al carattere torrentizio degli uadi. Le sue piene divennero più estese ed imprevedibili, le zone acquitrinose vastissime.

Vivere lungo il fiume divenne difficile. Molto più facile stare nelle oasi attorno ai laghi, approfittando anche della caccia divenuta agevole e, forse, della pastorizia. In effetti, la figura 1.B mostra la scomparsa dei siti lungo il Nilo e l’apparizione di nuovi siti nel deserto odierno, distanti abbastanza tra loro da far pensare a comunità indipendenti.


Fig. 2. Posizione dei siti archeologici in diversi periodi della preistoria egiziana. Da Kuper & Kröpelin, 2006 [2].
(C) After 7000 B.C.E., human settlement became well established all over the Eastern Sahara, fostering the development of cattle pastoralism. (D) Retreating monsoonal rains caused the onset of desiccation of the Egyptian Sahara at 5300 B.C.E. Prehistoric populations were forced to the Nile valley or ecological refuges and forced to exodus into the Sudanese Sahara where rainfall and surface water were still sufficient. The return of full desert conditions all over Egypt at about 3500 B.C.E. coincided with the initial stages of pharaonic civilization in the Nile valley. Da Kuper & Kröpelin, 2006 [2].

Le piogge durarono fino a 7300 anni fa (5300 a.C.) e l’occupazione del “deserto” divenne sempre più stabile, favorita probabilmente dallo sviluppo della pastorizia, mentre le rive del Nilo rimanevano sostanzialmente disabitate (vedi figura 2.C).

Ma 7300 anni fa la savana iniziò a desertificarsi di nuovo e ricominciò un altro esodo. La regione settentrionale venne abbandonata più velocemente, mentre quella meridionale, verso il Sudan, mantenne una certa umidità residua e continuò ad ospitare la vita.

Il Nilo, ridotto in portata ma più regolare, ridivenne in Egitto l’unica fonte di acqua. L’attrazione che esercitò fu irresistibile e tante tribù, che per millenni erano rimaste separate, furono costrette a venire in contatto. Non saranno stati contatti idilliaci, ma ci dovettero stare. Per gli storici questo è l’inizio del periodo predinastico.

Nei successivi 1700 anni la progressiva desertificazione trasformò il Nilo nell’unico centro della vita della regione, tutte le tribù si stabilirono sulle sue rive e finirono col raggrupparsi in due regni.

A questo periodo (figura 2.D) risalgono anche i primi siti trovati nel delta. Come detto prima, questa data è dettata da motivi tecnici: nel delta del Nilo non si fanno scavi più "profondi" di sette-ottomila anni fa perché, essendo le quote corrispondenti ben sotto il livello del fiume, si allagano immediatamente. Con tutto il ben di Dio che si trova negli strati superiori, chi volete che perda tempo a scavare mentre i colleghi pubblicano?

In altre parole, dedurre che, prima di questa data, il delta fosse disabitato non è corretto. In realtà, probabilmente è vero il contrario. Kuper e Kröpelin (2006) hanno catalogato circa 500 datazioni col 14C, raccolte in 150 siti preistorici di tutto l’Egitto, e le hanno ordinate da nord a sud.


Fig. 3. Distribuzione dei siti archeologici in diversi periodi della preistoria egiziana. Da Kuper & Kröpelin, 2006 [2].
Radiocarbon dates from early and mid-Holocene occupation sites in the Eastern Sahara. The graph is arranged from north to south and based on almost 500 radiometric results from our excavations of non-oasis prehistoric sites, with condensed chronologies for the Egyptian sites of Jebel Nabta and Bir Kiseiba (4), and the Egyptian and Sudanese Nile valley and oases (16–18). The data show the clear trend of southward shifting occupation driven by the retreat of monsoon rainfall, and the contrasting economies in the Nile valley and the Sahara. Green shading marks humid conditions; symbols of domesticated cattle demonstrate the spread of pastoralism. See fig. S2 for details and site locations. Years B.P., years before present; Dyn., dynasty. Da Kuper & Kröpelin, 2006 [2].

La cosa che balza agli occhi è l’andamento diagonale dei ritrovamenti. Cioè: man mano che passava il tempo, gl'insediamenti e le tecnologie si diffondevano dal nord al sud. Però, in alto a sinistra, la nuvola dei ritrovamenti si rarefà fino a sparire: nel delta o sulla costa, prima di ottomila anni fa i reperti non ci sono. Ma sappiamo anche il perché: nessuno li ha cercati come si deve!

Per contro, la probabilità che alla fine del paleolitico la costa e il delta fossero realmente disabitati è bassa: sarebbe andato contro un trend abitativo che ha avuto pochissime eccezioni nel corso dei millenni, e tutte dovute a motivi solidi.

Insomma, benché abbiamo cercato delle datazioni archeologiche che contestassero l'estrema antichità pretesa dalla tradizione egiziana, non abbiamo ottenuto alcuna evidenza per le regioni del delta del Nilo e della costa Mediterranea.

Il raggrupparsi delle diverse tribù lungo il Nilo coincide con la nascita del periodo predinastico, fornendo una solida base archeologica all'interpretazione degli storici,

ma dobbiamo ammettere che riguardo al nord dell'Egitto semplicemente non abbiamo i dati. Proprio nelle zone di contatto con la “mezzaluna fertile” in cui, nello stesso periodo, nasceva l’agricoltura e apparivano diverse novità tecnologiche.

Essere la terra più vicina alle fonti dell'innovazione e, contemporaneamente, quella attraverso la quale le innovazioni si diffusero nel resto d’Egitto (la nuvola diagonale), non è certo sufficiente a trarre una conclusione, ma il sospetto che qualcuno la abitasse e fosse a conoscenza delle novità agricole, edilizie e marinare che apparvero alla fine dello Younger Dryas tra Turchia e Palestina è forte.

In effetti, non si potrebbe nemmeno escludere il contrario: che la innovazioni siano nate proprio in Egitto e da lì essersi diffuse in Medio Oriente. È un ipotesi archeologicamente illecita, menzionata soltanto perché quello fu proprio il momento in cui, secondo Platone, Atlantide conquistò l’Egitto portandovi, presumibilmente, le proprie tecnologie avanzate.


Fig. 4. Ecco dove si finisce a dar retta ai fisici. Modificato da Kuper & Kröpelin, 2006 [2].

In conclusione: ai tempi della pretesa invasione di Atlantide, l’Egitto era abitato e stava uscendo dal paleolitico. Lungo la costa e nel delta del Nilo (le zone che più facilmente potevano venire in contatto con gli eventuali conquistatori) non ci sono reperti risalenti a quel periodo, ma non sono stati cercati. D’altra parte, il quadro geografico generale dei ritrovamenti lascia pensare che la civiltà egiziana si sia diffusa proprio a da nord a sud. In altre parole, l'assenza di resti archeologici locali non può provare che il delta del Nilo fosse disabitato ai tempi di Atlantide, ma la distribuzione dei reperti trovati altrove lascia pensare che sarebbe dovuto esserlo.

P. S. I matematici dicono che per due punti passa una sola retta. I fisici sperimentali sono molto più grossolani, per loro anche una nuvola di punti definisce una retta. Davanti alla figura 3) un fisico avrebbe pochi dubbi e ne traccerebbe una, come nella figura 4). Direbbe che in alto a sinistra mancano i dati, ma che il trend è evidente, e concluderebbe che occupazione umana e nuove tecnologie erano già presenti undicimila anni fa nel delta del Nilo. Certo, a dar retta ai fisici, chissà dove andremmo a finire…

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[1] Anche il corso settentrionale del Nilo risulta privo d’insediamenti. In questo caso, tuttavia, le numerose e rovinose piene del fiume che avvennero nei successivi millenni umidi potrebbero averne cancellato le tracce.

Bibliografia.

Gasse F., Hydrological changes in the African tropics since the Last Glacial Maximum. Quaternary Science Reviews 19 (2000) 189-211.

Ritchie, J.C., Haynes, C.V., 1987. Holocene vegetation zonation in the eastern Sahara. Nature 330, 645-647.

Rudolph Kuper and Stefan Kröpelin, Climate-Controlled Holocene Occupation in the Sahara: Motor of Africa's Evolution, Science 313, 803 (2006).


Pubblicato il 27 marzo 2013; ultima modifica il 12 dicembre 2014.

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