Il destino destro.

Ferruccio cominciò ad incamminarsi verso destra. Il sentiero attraversava una radura ben illuminata ed il fondo era agevole, di terra ben battuta. Poi, passò nel boschetto che si ricordava di aver attraversato all’andata, e dopo un altro po' raggiunse il parcheggio dove aveva lasciato la macchina. Era ancora là, meno male.

Bizzarra la Sfinge coi suoi discorsi. Un po’ sibillina, ma come fargliene una colpa. In macchina verso casa, Ferruccio prese la sua decisione: l’amore è bello, ma poi finisce; il posto sicuro, invece, rimane e poi dà diritto alla pensione. Non era proprio il caso di imbarcarsi in imprese pericolose. E se la principessa voleva ricambiare il suo amore poteva farlo senza tante storie. Giusto di una coi grilli per la testa aveva bisogno.

Così si preparò al concorso e si presentò. Non lo vinse, ma risultò idoneo. Poco male: avrebbe aumentato il punteggio per la volta successiva.

Due anni dopo, si ripresentò. Questa volta venne assunto. Per festeggiare cambiò la macchina. Ne prese una con duecento centimetri cubici di cilindrata in più.

Aveva continuato a scrivere alla principessa, ma questa aveva smesso di rispondere. Poco a poco si era rassegnato a farne a meno.

Al dopolavoro del ministero conobbe Serena, una ragazza tranquilla, carina, con una lieve tendenza ad ingrassare. Serena era una trimestrale e quando non lavorava tornava al paese dai suoi. Ferruccio e Serena presero a frequentarsi.

Poi si fidanzarono e alla fine si sposarono, lei smise di lavorare e cominciò a ingrassare. Fecero la luna di miele in agosto a Cesenatico, alla pensione Romagna mia. In una notte infuocata Serena rimase incinta. Nel maggio successivo nacque Filippo e l’anno dopo Federica.

Ferruccio cambiò la macchina con una familiare, che aveva duecento centimetri cubici di cilindrata in più. Il colore però lo scelse Serena.

Ci fu qualche screzio, la moglie diceva che prima di cambiare la macchina, avrebbero dovuto pensare a cambiare casa. Ma lui di pagare un affitto ancora più alto non ne voleva sapere.

Serena lo convinse a chiedere un mutuo per comprare casa. Lo presero, però pagarlo risultò gravoso e proprio in quegli anni al ministero venne imposto il blocco delle carriere: di aumenti neanche a parlarne.

Ma Ferruccio era un uomo tranquillo e non si scompose. Continuò il suo tran tran, non cambiò più la macchina, mentre i figli crescevano e la moglie ingrassava.

Passarono gli anni. I figli si iscrissero all’Università, la moglie era diventata una balena e la macchina un rottame. Un giorno Ferruccio notò nella bacheca della direzione un bando di reperimento di personale.

Era per un posto da drago. Offerto da un’agenzia internazionale, l’Unione Europea avrebbe favorito i dipendenti degli stati membri, che potevano ricoprire il posto per tre anni e poi rientrare nell’amministrazione di provenienza.

Ferruccio ne parlò con la moglie. Certo, avrebbe dovuto trasferirsi, però lo stipendio era molto buono e c’erano anche i fringe benefits.

Sarebbe tornato spesso coi biglietti gratis e gli avrebbero dato anche una macchina nuova. Decise di partecipare.

Pensare che tanti anni prima aveva quasi pensato di uccidere un drago e ora faceva un concorso per diventarlo, come si cambia invecchiando. Ah già, la principessa, chssà che fine aveva fatto!

Ne parlò col suo vecchio amico Erasmo, che ora faceva il professore in un liceo. Anche Erasmo aveva il problema di quadrare il bilancio e decise di partecipare pure lui. Si prepararono insieme, scherzando come ai vecchi tempi.

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Pubblicato il 23 settembre 2014; ultima modifica il 23 settembre 2014.

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