Lo sforzo del destino.


L'uomo non è padrone del proprio destino. Sua moglie, sì. Groucho Marx.

Viveva un tempo, in un lontano paese orientale, una bellissima e misteriosa principessa, talmente misteriosa che forse non era una principessa, ma talmente bella che non poteva non esserlo. Nessuno sapeva chi fosse con precisione e pochissimi l’avevano vista dal vivo, tuttavia una sua immagine si era diffusa nel mondo, anche in quello occidentale.

Un giorno questa immagine fu vista da un giovane, il quale, come accade spesso in queste storie, se ne innamorò. Egli la giudicò inferiore soltanto a Claudia Shiffer e Cindy Crawford. E, visto che con queste due non aveva comunque speranze e che il terzo posto era pur sempre da podio, pensò di provare a conquistare la bella sconosciuta.

In effetti al giovane, un tipo un po’ indeciso, di nome Ferruccio, era stato promesso l’amore della terza donna più bella del mondo in circostanze piuttosto bizzarre. E a lui piaceva credere alla predizione.

Naturalmente, conquistare la bella principessa era più facile a dirsi che a farsi. Intanto la ragazza viveva nel lontano Docazzostan, nel bel mezzo dell’Asia centrale e già arrivarci era un’impresa. Poi, mica poteva presentarsi a mani vuote, almeno un drago doveva averlo ammazzato, sapete come sono le principesse.

Infatti, quando le mandò una lettera con la foto per dichiararle il suo amore, quella per l’appunto rispose: - Carino, se non hai ammazzato neanche un drago, non ti fare nemmeno vedere!

Uccidere un drago richiedeva tempo e preparazione. Che ne sarebbe stato del concorso al ministero? Avrebbe dovuto rinunziarvi? Non era una decisione da prendere a cuor leggero, l'indeciso giovane sentiva bisogno di un consiglio.

Avrebbe chiesto lumi alla Sibilla cumana. Andò a Cuma, ma quando, superato il bosco, arrivò all’antro delle Sibille venne a sapere che con l’ultimo rinnovo contrattuale, queste avevano ottenuto delle facilitazioni lavorative. Ora predicevano soltanto il passato.

Deluso, riprese il sentiero del ritorno, ma... seminascosta da un cespuglio, proprio dove il sentiero si biforcava, una giovane donna selvatica, scarmigliata e vestita di pelli, lo chiamò. Ferruccio si voltò e la guardò, la donna cominciò a parlare:

- Venite qua dottore, sono una Sibilla, guardate l’abilitazione!

- E perché non stai nell’antro come le altre?

- Perché ho solo l’abilitazione, ma non il posto. Purtroppo devo esercitare abusivamente. Ma, per carità, dottore, non ditelo al custode. Però io vedo che avete un problema e volete un consiglio. Ed io posso fare per voi molto di più di quanto crediate!

Ferruccio la guardò con attenzione, la giovane era carina, ma c’era qualcosa in lei che non quadrava.

- Che avete da guardare, dotto’?

Lui continuava a guardarla: aveva un bel viso e anche il corpo non era male, però era come se non fossero adatti l’uno all’altro.- Scusa, ero sovrappensiero. Ma è vero, ho bisogno di un consiglio. - E le raccontò della principessa, del concorso e del drago.

- Certo il concorso è importante, ma dite: questa principessa vi piace proprio tanto?

- Tantissimo, anche se credo che abbia un cuore di pietra.

- Ah l’amour, l’amour!

Nel dire questo la donna con un balzo e si andò ad acquattare, come una gatta o una leonessa, su un masso squadrato. Poi alzò gli occhi al cielo finché le pupille scomparvero lasciando vedere solo il bianco dei globi. Sembrava in trance, poi cominciò lentamente a parlare.

- Siete fortunato, dottore, gli Dei vi hanno concesso di scegliere, non capita a tutti. Però, ricordate: non si sfugge al proprio destino!

- Scegliere cosa? - chiese Ferruccio. Ecco cosa sembrava la donna: una Sfinge!

- Siete ad un bivio importante del vostro cammino: Volete una vita breve e noiosa o una lunga e avventurosa?

Ferruccio capì e inorridì: quella era veramente una Sfinge, il mostro composto da parti di diversi animali: aveva la testa di donna e il corpo di donna, ma di un’altra donna! Balbettò: - Mi sono confuso, potreste ripetere la domanda?

- Dottore, è facile: preferite una vita breve e noiosa o una lunga e avventurosa?

Chiunque non avrebbe avuto dubbi, ma il nostro, un po’ per il carattere, un po’ per l’agitazione, rispose:- Così su due piedi, non saprei; posso pensarci un attimo? Ma, col concorso che debbo fare?

- Sibilla sono, non potete pretendere la precisione. Per la vita, che vi debbo dire, pensateci. Comunque, fanno centocinquanta euri.

- Centocinquanta euri?!

- Dovete capire, devo pagarci i contributi, la cassa malattia, la pensione...

- Si, ma due minuti, quattro parole! Centocinquanta euri! Facciamo settanta.

- No, che settanta... Vi ho pure dato la possibilità di scegliere. Mica la dò a tutti.

Mah, le Sfingi meglio non contraddirle e, in fondo, era anche carina. Ferruccio cacciò i centocinquanta e la salutò. Già, ma qual’era la strada del ritorno: a destra o a sinistra? Questi bivii! Si rivolse di nuovo alla donna, che prontamente precisò:

- Fanno altri centocinquanta, dottore.

- Lascia perdere, vado a destra... / Lascia perdere, vado a sinistra...

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Pubblicato il 23 settembre 2014; ultima modifica il 23 settembre 2014.

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