Energia o ambiente? (bozza)

Se tutta l’energia che consumiamo ogni anno finisce in calore, non sarà che siamo noi a scaldare troppo il pianeta?

A prima vista no: la potenza bruciata direttamente dagli uomini ogni secondo è di 17 TW [1], da confrontare ai 170000 TW che arrivano dal sole. Esattamente diecimila volte di meno.

Ma se è vero che il nostro apporto diretto al riscaldamento è trascurabile, non è altrettanto vero che lo sia quello indiretto. Bruciando i combustibili fossili, emettiamo CO2 e quindi aumentiamo la sua concentrazione nell’atmosfera. Più CO2, maggiore l’effetto serra, e quindi maggiore la quantità di calore solare che viene trattenuta dall’atmosfera. Questa quantità è molto più grande dei 17 TW che bruciamo direttamente.

Difatti, siccome energia e ambiente sono spesso interconnessi, c’è la tendenza a trattare insieme i loro problemi. Farlo è corretto, ma bisogna fare attenzione a distinguere i due aspetti del problema.

Cioè: bruciando i combustibili fossili facciamo due cose diverse:

a) consumiamo le risorse del pianeta e finiremo per esaurirle;

b) aumentiamo la temperatura del pianeta e rischiamo di provocare cambiamenti climatici;

In fondo, potremmo anche decidere che del riscaldamento del pianeta non ci importi nulla e voler ridurre l’uso dei fossili soltanto per garantirci l’accesso alle fonti di energia anche in futuro.

Oltre a non confondere i due aspetti, dobbiamo inquadrarli nel contesto generale, tenendo anche conto di ricadute che ad alcuni sembrano importanti.

Il Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) è un programma internazionale che ha lo scopo di combattere la povertà, migliorare la condizione umana e salvare l’ambiente.

Poiché non è nel suo interesse sminuire i pericoli incombenti sul mondo (se tutto andasse bene verrebbe abolito) non si può sospettarlo di minimizzare i pericoli dell’impatto ambientale e dell’esaurimento delle riserve energetiche.



Consumo di elettricità e mortalità infantile per alcuni paesi del mondo. Dati da World Bank Indicators 2011.

Nel 2000 l’UNDP ha prodotto un rapporto sullo stato dell’energia mondiale. Benché un po’ datato, molte delle sue conclusionii sono ancora valide.

Per esempio, che tre milioni di persone muoiano ogni anno per inquinamento da fumo, cocendo il cibo con le biomasse.

O che più di due miliardi di persone non abbiano accesso all’elettricità. Più o meno le stesse che sopravvivono soprattutto grazie al surplus di cereali OGM prodotti dai paesi ricchi, provocato dalle sovvenzioni statali all'agricoltura. [2]

Due storture (gli OGM e le sovvenzioni) che, in Occidente la sinistra e la destra vorrebbero rispettivamente eliminare.

La soluzione che accontenterebbe entrambe sarebbe di estirpare i cereali OGM e coltivare al loro posto biocombustibili per sostituire il petrolio.

Bruciare meno petrolio ridurrebbe l’effetto serra ed il fenomeno dell’acqua alta a Venezia verrebbe attenuato.

Resterebbe solo da spiegare ad un miliardo di persone che, per mettere il biodiesel nel serbatoio, loro debbano smettere di mangiare.

Non sarebbe la prima volta: gli Africani ignorano spesso quali siano i loro veri interessi e noi occidentali glielo dobbiamo spiegare. Spesso, anche a cannonate.


Disagi & Disagi.



[1] Basato sui dati IEA relativi al 2011: 13100 Mtoe di fonti primarie, equivalenti a 550 EJ, che, divisi per 32 Msec (un anno), danno una potenza di 17 TW.

[2] Il sistema di sovvenzioni all’agricoltura, in atto in Europa e negli Stati Uniti, spinge gli agricoltori a produrre molti più cereali dei fabbisogni nazionali. Per non far crollare i prezzi, le eccedenze vengono tolte dal mercato occidentale e vendute (o girate come aiuti) ai paesi del terzo mondo. Lì, i prezzi artificialmente bassi svantaggiano le produzioni locali, che vengono abbandonate, riducendo l'autonomia alimentare e impoverendo ulteriormente i paesi. È un meccanismo economicamente perverso, ma, grazie ad esso, da una ventina d’anni la fame nel mondo è quasi sparita. In pratica è un flusso di elemosina che non viene interrotto perché beneficia, in primis, le lobby degli agricoltori occidentali.


Pubblicato il 20 novembre 2013; ultima modifica il 20 dicembre 2013.

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